- 21 Settembre 2017
don Tonino, Vescovo - Home Page
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8. L'ULTIMO VIAGGIO



"Perché si muoia io non lo so. Sono però convinto che il senso della morte come quello della vita, dell'amicizia, della giustizia e quello supremo di Dio non si trovano in fondo ai nostri ragionamenti, ma sempre in fondo al nostro impegno".

Quello degli albanesi non fu l’unico problema che, nell’estate del 1991, preoccupò don Tonino. Anche la sua salute cominciò a vacillare, procurandogli dispiaceri di notevole considerazione. L’incontro e, successivamente, l’amicizia con il medico Domenico Cives permetterà a quest’ultimo di constatare la grave malattia che “annidava” nel corpo del vescovo, il quale era già in cura per una “gastroduodenite”. Fu il dottor Cives a visitare per primo don Tonino, e da quella visita ricavò (come testimonierà poi nel suo libro-memoriale “Paola di Uomo”) «notizie che permisero di escludere che la patologia sofferta potesse essere rappresentata da una banale gastrite o da un’ulcera gastrica». Don Tonino si sottopose così ad una più accurata visita specialistica, e in quella occasione si venne a conoscenza della sua iscrizione all’AIDO (Associazione Italiana Donatori Organi) nonché delle sue 48 donazioni di sangue! Il 29 agosto l’esito della gastroscopia, a cui don Tonino fu sottoposto, rivelò la presenza di un “adenocarcinoma gastrico”, vale a dire un tumore maligno allo stomaco. Toccò allo stesso Cives comunicare la grave notizia al vescovo. Fu quello un incontro abbastanza doloroso e delicato. «Purtroppo si tratta di un cancro dello stomaco», disse il medico: «Con queste parole avevo spento la dolcezza del suo sorriso e il viso cambiò repentinamente espressione, restando in silenzio don Tonino continuava a fissarmi con gli occhi spalancati, ma avevo la netta sensazione che stesse guardando nel vuoto. Era rimasto frastornato dall’improvvisa e terribile notizia». Non c’era tempo da perdere e per questo motivo furono avvisati della circostanza i familiari del vescovo. Il dottor Cives aveva comunque pensato bene di affidare il caso ad una équipe di medici esperti, anche di fama internazionale, e ne rimase invece sconcertato quando don Tonino lo informò della sua prenotazione all’ospedale di Gagliano del Capo, paesino vicino Alessano. «Se a quell’ospedale fa capo tanta gente povera», diceva don Tonino, «non capisco il motivo per cui io debba essere opearto altrove. E poi ho fiducia nel chirurgo. Al resto penserà la Provvidenza».
Don Tonino fu accontentato dal momento che si ricoverò all’ospedale di Gagliano del capo dove, il 3 settembre, fu eseguito l’intervento dal dottor Luigi De Blasi al quale assistettero lo stesso Cives e Marcello Bello, fratello minore del vescovo, anche lui medico di quell’ospedale. I tempi dell’operazione si rivelarono più lunghi del previsto, oltre sei ore, perché la situazione si manifestò alquanto grave. Dopo aver trascorso alcune settimane di convalescenza prima a Santa Maria di Leuca e dopo a casa sua in Alessano, don Tonino rientrò a Molfetta a metà ottobre desideroso di tornare ad occuparsi del suo lavoro di vescovo. E lo fece, nonostante il decorso post-operatorio, con la stessa intensità di prima. Riprese a girare per la diocesi, ad occuparsi dei problemi della gente, a promuovere iniziative, come se nulla gli fosse accaduto. A fine novembre don Tonino dovette recarsi a Milano, presso il Centro Tumori per un consulto medico specializzato. Una parentesi brevissima e poi di nuovo a Molfetta, in mezzo alla sua gente. Il 1991 era stato un anno difficile e negativo. Troppi avvenimenti tristi e preoccupanti si erano succeduti a catena. Prima la guerra del golfo persico, successivamente la questione delicata degli albanesi e, infine, la malattia. Del resto altri avvenimenti metteranno a dura prova don Tonino Bello, conducendolo fino al sacrificio.
La notizia che don Tonino stava male fece il giro del mondo in breve tempo. Da ogni parte della Puglia, dell’Italia e anche dall’estero giungevano al vescovo messaggi di conforto e di solidarietà. Tre cicli di chemioterapia, una visita specialistica all’ospedale francese “Gustave Russie” e un ciclo di radioterapia al “Gemelli” di Roma, avevano messo a dura prova il fisico di don Tonino a tal punto che, per circa un mese, dovette lasciare necessariamente i suoi impegni e la sua attività di vescovo per trasferirsi in Alessano e trascorrere perciò un lungo periodo di riposo. Il 15 febbraio 1993 lasciava il suo paese per fare ritorno a Molfetta. Il 18 marzo compiva gli anni, cinquantotto. Era quello l’ultimo compleanno della sua vita terrena. Tutti si impegnarono, e in modi diversi, per far arrivare al vescovo gli auguri. Ma una autentica sorpresa fu per lui preparata dai giovani della diocesi. Questi, infatti, si radunarono nell’atrio dell’episcopio e iniziarono a cantare la canzone che più di tutte don Tonino preferiva: Freedom. All’udire quelle voci, don Tonino si commosse e volle farsi accompagnare innanzi ad una delle finestre che dal suo appartamento si affacciano sull’atrio. Ma stanco per la malattia e non avendo sufficienti forze fisiche, fu costretto a ritirarsi nella sua stanza, ma le sue ultime parole compensarono quella necessità: «Grazie per questa manifestazione di affetto. Vorrei scendere e abbracciarvi ad uno ad uno. Comunque lo faccio con la voce. Vi stringo così, con tantissimo affetto e… vi voglio bene».
I giorni che seguirono, in attesa della Pasqua, furono trascorsi nella più completa sofferenza e, nonostante fosse costretto a rimanere nel letto, riuscì a preparare l’omelia per la Messa Crismale dell’8 aprile, dettando ai suoi familiari il testo. A quella importante celebrazione volle presiedere ugualmente, anche se le sue condizioni di salute non offrivano alcuna possibilità di resistere a quel tipo di solenne cerimonia. La Cattedrale era colma di gente venuta da ogni angolo della diocesi. Trascorse la Pasqua e i giorni successivi ad essa tormentato dai forti dolori. Dimagriva vistosamente. Non ce la faceva più. Consapevole che era ormai prossimo alla fine, don Tonino volle riabbracciare per l’ultima volta gli amici, i suoi stretti collaboratori, dando loro le ultime raccomandazioni. Il 18 aprile dettò le sue ultime volontà. Quella stessa sera le sue condizioni peggiorarono. Il giorno successivo e per tutta la mattinata del 20 aprile, don Tonino non aveva più la forza di parlare, era stanco e soffriva, ma aveva il suo sguardo rivolto verso il quadro della madonna delle Grazie. L’agonia cessò alle 15.26 di quel 20 aprile 1993. Qualcuno ordinò: «Suonate le campane!». Don Tonino entrava in paradiso accompagnato dal suono a festa delle campane. All’udire il suono delle campane la gente capì, e solo dopo pochi attimi si riversò nei pressi del Palazzo Vescovile. Cominciò così una lunga attesa con la speranza di poter rendere omaggio alla salma del vescovo. Così come la triste notizia dell’avvenuta scomparsa di don Tonino Bello si era diffusa presto in ogni parte d’Italia e del mondo, specialmente negli ambienti dove il vescovo molfettese era conosciuto e stimato. Nel frattempo i familiari e pochi amici intimi si adoperavano per vestire e sistemare le spoglie mortali di don Tonino che, all’indomani mattina, dopo una lunga notte trascorsa in preghiera, furono portate in processione nella Cattedrale dove rimasero fino al giorno successivo, prima che si celebrassero le esequie. La Chiesa diventò immediatamente la meta di un ininterrotto pellegrinaggio: fedeli, amici, confratelli, politici, giovani, ragazzi, bambini, tutti rendevano omaggio all’amato vescovo. Fuori dalla Cattedrale, dietro le transenne, un fiume di gente lentamente avanzava fino ad entrare in chiesa. Un via vai interminabile, ma del resto prevedibile. La commozione delle persone era evidente. Nessuno poteva fare a meno dal trattenere le lacrime. Nel pomeriggio del 22 aprile il feretro dalla cattedrale fu accompagnato in processione sino al porto della città. Lì fu innalzato l’altare, su di un grande palco. La bara di don Tonino fu posata su una lastra di pietra al centro dell’altare, e ai suoi fianchi la mitra ed il pastorale in legno. Incredibile la partecipazione della gente radunata sul porto! Ammassata, come in uno stadio gremito ai limiti della capienza, vuole assistere alla celebrazione esequiale. La mattina del venerdì 23 aprile, tra il pianto, le lacrime e la commozione dell’intera città, don Tonino lasciò per sempre Molfetta, mentre Alessano, il suo paese natale, lo attendeva per ricongiungersi a lui.

Il testo della presente biografia è liberamente tratto dal libro di Sergio Magarelli, Don Tonino Bello Servo di Cristo sul passo degli ultimi, Luce & Vita, Molfetta 1996.