- 19 Novembre 2017
don Tonino, Vescovo - Home Page
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1. LE ORIGINI



"Grazie terra mia, piccola e povera, che mi hai fatto nascere povero come te, ma che proprio per questo mi hai dato la ricchezza incomparabile di capire i poveri e di potermi oggi disporre a servirli".

Le notizie circa le origini di Alessano sono alquanto confuse. La tradizione vede attribuire il merito della nascita del paese all’imperatore bizantino Alessio I Comneno. Qualche studioso, invece, sostiene che esistesse ancora prima. L’unica certezza è che Alessano cominciò ad avere un ruolo importante durante il periodo feudale con i Normanni.
Nel 1286, infatti, la città fu infeudata a Rodolfo d’Almeto, familiare e parente di Carlo II d’Angiò. Da Rodolfo passò poi al figlio Gerardo. Quando quest’ultimo morì, la figlia, la contessa Caterina d’Almeto, divenne Signora della Città. E nel 1936, sposandosi con Francesco Della Ratta, Caterina portò in dote il contado di Alessano.
Nel 1463, dopo un breve periodo di subordinazione al demanio regio, Alessano fu acquistata da Raimondo Del Balzo e ceduta, in seguito, al figlio Francesco. Alla famiglia Del Balzo seguirono i De Capua e i Gonzaga, quest’ultimi fecero di Alessano la signoria più prestigiosa del Salento meridionale. Ma quando il 2 agosto 1806 Giuseppe Bonaparte decretò l’estinzione della feudalità, la città passò sotto il controllo diretto dell’Università, vale a dire della amministrazione comunale.
Oggi, con oltre sei mila abitanti, la città è lontana cinquanta chilometri da Lecce e undici da Santa Maria di Leuca. Il suo centro storico custodisce ancora diverse costruzioni dell’epoca rinascimentale, tra le quali il Palazzo Romasi con il suo splendido stile ad archi e il Palazzo Ducale, nei pressi di Piazza Castello, la cui parte più antica risale alla seconda metà del quattrocento.
La chiesa principale di Alessano (ex Cattedrale) è quella dedicata alla “Trasfigurazione di Nostro Signore Gesù Cristo”. La sua costruzione fu iniziata nel 1763 e fu ultimata nel 1845. In essa si conserva una tela raffigurante “Tobia e l’Angelo”, un’opera di notevole considerazione attribuita a Paolo Finoglia. Nell’altare di San Trifone, Patrono di Alessano, è constatabile la presenza di una tela che raffigura la “Gloria di San Trifone”, dipinta dall’artista alessanese Oronzo Letizia (sec. XVIII). Ci sono pure altre chiesette sul piccolo territorio di Alessano: la chiesa di Sant’Antonio e quella del convento di San Francesco costruita nel 1627. Quella di Sant’Antonio è la chiesa più antica della città.
Seppure sia l’agricoltura a prevalere sull’intera economia cittadina, anche l’artigianato vanta un posto importante nella tradizione del paese. La cucina alessanese con i suoi prodotti riflette della genuinità e della semplicità. I farinacei rappresentano l’alimento essenziale: oltre al pane si consumano la “frisella” e la “puccia”. Le orecchiette di semola di grano duro condite con sugo a cacioricotta, carne di cavallo al sugo, “gnummareddhi”, “cozze cu la panna” (lumache), sono i piatti tipici della cucina alessanese. Una tradizione, dunque, quella di Alessano imperniata di cose semplici e povere, di colori tenui ma pregiati; e una tale realtà locale non poteva non donare a tutti la semplicità e la povertà di un grande figlio, Tonino Bello, oggi la vera ricchezza di Alessano.
Era il 18 marzo. Alessano metteva alla luce l’ennesimo figlio, anche lui destinato a fare i conti con la povera condizione meridionale. Quella del sud è una realtà difficile da spiegare, è una “croce” ormai radicata da secoli in una avversa congiuntura storico-sociale che, accompagnata anche da pochi ed inefficaci interventi di natura politica, non ha permesso di allontanare il meridione dal suo antico stato di arretratezza. Anche Alessano è coperta dall’ombra di questa croce.
L’abitazione della famiglia Bello era sistemata in via Scipione Sangiovanni, al numero civico 17. E fu proprio lì che il piccolo Tonino aprì gli occhi al sole consegnando all’anagrafe, e alla storia, il suo nome: Antonio Giuseppe Mario Bello. Il papà, Tommaso, in passato era già stato sposato e da quel matrimonio erano nati due figli maschi: Giacinto Antonio Carmine e Vittorio Nunzio Emilio. Rimasto poi vedovo, sposò in seconde nozze Maria Imperato dalla quale ebbe altri tre bambini. Tonino fu il primo a nascere, e a lui seguirono in ordine Trifone Nazzareno e Marcello Fernando.
Tommaso, che era maresciallo dei carabinieri in congedo, fece appena in tempo a mettere al mondo i suoi tre cari pargoletti perché da loro, e dalla moglie Maria, dovette veramente congedarsi per sempre. La stessa sorte toccherà ai due figli del primo matrimonio. Carmine, che era radiotelegrafista sui MAS, morirà per infarto a Milano, nell’abitazione della sua fidanzata. Vittorio, cannoniere in Marina, perderà la vita in seguito all’affondamento della corazzata “Roma”. Era in pieno svolgimento la grande guerra.
Arrivarono per Tonino i tempi destinati a ricevere i primi sacramenti. Battesimo e Cresima gli furono amministrati nella chiesa di Alessano, a volte designata come la cattedrale del paese. Fu proprio in questo luogo che Tonino cominciò a muovere i primi passi di un lungo cammino, imparando di certo qui il passo degli “ultimi” che lo porterà alla sequela di Cristo.
I primi passi nella vita sono sempre i più difficili e non raramente si è soli in questa circostanza; Tonino, invece, ebbe attorno a sé qualcuno che intuì in lui inclinazioni particolari. Don Carlo Palese, per esempio, che era il parroco del paese, aveva già capito che in quel ragazzo si sarebbe realizzato un grande progetto e lo seguiva con particolare attenzione nella sua crescita spirituale. Anche la mamma, la signora Maria, vuole la sua parte nell’aver accreditato al proprio figliolo una giusta strada. Anzi, fu lei a confidare al parroco, don Carlo, le sue intenzioni su quello che sarebbe stato di Tonino.
Infatti, quando il ragazzo terminò le elementari, i parenti non avevano alcun minimo sospetto di ciò che sarebbe accaduto. Per loro era normale pensare che Tonino frequentasse la scuola media nel proprio paese. Rimasero invece stupefatti quando vennero a sapere che il ragazzo stava per essere avviato al seminario diocesano di Ugento, dove avrebbe dovuto compiere gli studi ginnasiali. Questo fu deciso dalla mamma, e Tonino consenziente rimase contento.
Nel paese, intanto, il piccolo Tonino aveva già iniziato a conoscere la “sua” gente. Coetanei e adulti divennero subito i suoi privilegiati interlocutori. Nel tempo libero anche il mare diventò la sua grande passione. Le lunghissime nuotate e gli interminabili tuffi nel mare di Leuca lo vedevano assoluto protagonista di vere e proprie gare con amici. Nel nuoto non aveva rivali, era il migliore. Anche da adulto conserverà questo entusiasmo per il mare. Quando il tempo e il lavoro gli concedevano un po’ di tregua, ne approfittava per trasferirsi nella sua terra d’origine dove trascorreva brevi vacanze a nuotare nel mare di Santa Maria di Leuca. Tutta l’infanzia fu da Tonino vissuta nella semplicità e nell’umiltà, e in quei valori si forgiò il suo animo e la sua personalità. Era ormai pronto a realizzare quel grande progetto che si stava manifestando per volontà di sua madre. Intanto la seconda guerra mondiale era da poco finita. La miseria, la disoccupazione, le distruzioni furono anche in Italia le sue conseguenze. La gente iniziò a trovare fortuna altrove, lasciando le proprie città per recarsi in terre lontane. Anche per Tonino giunse il giorno della partenza, il seminario di Ugento apriva le sue porte al novellino alessanese. Qui iniziò una nuova vita.

Il testo della presente biografia è liberamente tratto dal libro di Sergio Magarelli, Don Tonino Bello Servo di Cristo sul passo degli ultimi, Luce & Vita, Molfetta 1996.